Viaggio in India tra tribù e natura

Viaggio in India tra tribù e natura. La zona dell’Arunachal Pradesh meta del viaggio è stata a lungo chiusa ai turisti stranieri per ragioni di sicurezza legate a tensioni con gruppi ribelli Naga; è ora più accessibile e offre paesaggi collinari, villaggi tribali e tradizioni culturali uniche. I distretti di Tirap e Longding ospitano le tribù più tradizionali dell’India nordorientale, i Wancho e i Nocte, aree non ancora toccate dalla modernità. In particolare, gli uomini più anziani delle tribù hanno il volto tatuato e indossano abiti tradizionali. Le loro abitazioni tradizionali sono fatte di bambù e legno, con tetti fatti di foglie di palma. Visitare queste zone è come tornare indietro nel tempo.

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Incontro con la guida per assistenza e trasferimento in hotel. Se il tempo lo permette si effettua una passeggiata sulla diga lungo il fiume Brahmaputra che permette di avere un buon punto di osservazione sul panorama del fiume e anche della vita lungo le sue rive con le baracche dove vive la popolazione più umile, in genere salariati giornalieri e le loro famiglie. Caratteristici sono i piccoli chioschi improvvisati che vendono tè e cibo da strada. Partenza verso Khonsa, capoluogo del distretto di Tirap, nell’Arunachal Pradesh. Una volta giunti a destinazione ci sistemiamo in un lodge dall’atmosfera semplice e genuina, dotato dei servizi essenziali. Il pranzo viene servito all’arrivo, permettendoci di riprendere le energie dopo il viaggio. Nel pomeriggio si lascia il centro abitato per avventurarci nella campagna circostante, dove ci attende un bel panorama sui paesaggi della regione. Al rientro verso il lodge, approfittiamo dell’occasione per immergerci nell’atmosfera autentica del mercato locale di Khonsa.

Di buon mattino si parte da Khonsa, attraversando il panorama collinare della valle di Tirap, circondata dalle catene himalayane, con torrenti, foreste dense e colline innevate che ne definiscono il paesaggio selvaggio e autentico. La prima tappa è il villaggio di Kheti, raggiungibile percorrendo strade sterrate che si snodano tra la vegetazione lussureggiante delle colline Patkai. Kheti è un villaggio Nocte di notevole importanza storica: è stato uno degli ultimi centri in cui veniva praticata la caccia alle teste, una tradizione ancestrale oggi abbandonata. Passeggiare tra le case di bambù e legno, con i tetti di foglie di palma, è un’esperienza che trasporta immediatamente in un’altra dimensione temporale. Proseguendo il cammino verso sud, ci si avvicina progressivamente al confine con il Myanmar, fino a raggiungere Lazu, uno dei villaggi più importanti della comunità Ollo, un gruppo che si estende lungo la zona di confine tra India e Myanmar, con Lazu che rappresenta la parte indiana di questa comunità transfrontaliera. Il villaggio si trova in una fase di transizione: accanto alle nuove abitazioni in cemento, costruite grazie a finanziamenti governativi, sopravvivono ancora numerose case tradizionali che raccontano l’architettura antica della tribù.

Oggi faremo una deviazione verso uno dei villaggi più tradizionali di tutto l’Arunachal Pradesh, il villaggio Wakka della tribù Wancho. Una parte del villaggio si trova su un pendio collinare con case fittamente raggruppate con tetti di bambù e palme. Gli uomini Wancho hanno il volto tatuato, eredità della tradizione quando erano cacciatori di teste. Fare una passeggiata nel villaggio è come tornare indietro nel tempo. Cercheremo di avere una interazione con la popolazione del villaggio con l’aiuto della nostra guida locale e proveremo a visitare la casa del capo e un Morung, un tradizionale dormitorio maschile.

Partenza per un’escursione in giornata al villaggio di Pangchao. Lungo il percorso che da Longding porta a Pangchao si attraversa un territorio di straordinaria desolazione: rari villaggi sparsi sui pendii, colline spoglie di foresta per via della coltivazione jhum (agricoltura itinerante), e una sensazione crescente di trovarsi ai confini del mondo conosciuto. Pangchao è pienamente immerso nel mondo culturale Wancho. Secondo la tradizione, un uomo adulto Wancho porta tatuaggi su tutti e quattro gli arti e sull’intero viso, ad eccezione di alcune zone attorno agli occhi e alle labbra, mentre le donne si adornano principalmente con collane e braccialetti. Il grande tamburo di legno, uno degli strumenti musicali più importanti della regione, è utilizzato dai Wancho per le comunicazioni di villaggio, le riunioni collettive e i riti. La struttura sociale rimane tradizionale: ogni villaggio ha il proprio re o capo locale, assistito da un consiglio di anziani. Appena si entra a Pangchao la nostra attenzione è diretta alla insolita presenza della chiesa battista, costruita su una collinetta erbosa, segno tangibile della penetrazione del Cristianesimo anche in questi territori remoti.

Destinazioni remote e poco turistiche

Oggi scendiamo dalle colline di Tirap alle pianure dell’Assam passando per piantagioni di tè, attraversando città e villaggi. È prevista una sosta per la visita dei Charaideo Moidams, patrimonio mondiale dell’UNESCO, esclusivo luogo di sepoltura della dinastia Ahom. La dinastia Ahom era di origine cinese, migrò attraverso le montagne Patkai fino alla valle del Brahmaputra nel XIII secolo, governando gran parte dell’Assam e del Nordest per oltre sei secoli, dal 1228 al 1826. Charaideo fu la prima capitale della dinastia Ahom. I Charaideo Moidams, spesso definiti le “Piramidi dell’Assam”, consistono in un tumulo di terra costruito sopra una camera a volta cava in mattoni, pietra o terra al cui interno si trovava una piattaforma rialzata centrale dove veniva deposto il corpo del defunto.

Partenza per Neematighat, molo fluviale sul Brahamaputra e proseguimento in traghetto fino all’isola di Majuli che merita pienamente il titolo di capitale culturale dell’Assam perché da oltre cinque secoli custodisce, pratica e tramanda le arti, la religione, la letteratura e l’identità del popolo assamese, tutto in un’isola che scivola lentamente tra le acque del più grande fiume dell’India. Si visitano alcuni monasteri indù, localmente conosciuti come satras. I satras non sono semplici monasteri, ma autentici centri di arti performative tradizionali. Nel XV secolo fu fondato il primo Satra a Majuli; da allora ne sorsero sessantacinque, per la diffusione degli ideali etici e socioculturali. Oggi ne rimangono attivi solo ventidue, poiché molti furono trasferiti altrove a causa delle inondazioni e dell’erosione continua delle coste dell’isola.

Intera giornata sull’isola, iniziando di buon mattino con una passeggiata lungo un ruscello non lontano dalla residenza per rigenerarsi nell’aria limpida, frizzante e incontaminata, incontrando i pescatori al lavoro con le loro reti, in un paesaggio naturale caratterizzato dalla presenza di numerosi esemplari di uccelli acquatici, un’esperienza rasserenante, magica e surreale. Si rientra per la colazione per poi procedere con la visita di un “Satra” dove possiamo assistere alla tradizionale fabbricazione di maschere. Prima di visitare un villaggio tribale, è prevista la sosta ad un altro Satra per assistere a un’avvincente danza monastica.

Lunga, lenta giornata di trasferimento su un itinerario tra i più scenografici e variegati dell’intero Nordest indiano: nel giro di poche ore si passa dalla piattezza delle pianure assamesi alla verticalità delle montagne dell’Arunachal Pradesh, attraversando paesaggi che cambiano con continuità e intensità crescente: si sale attraverso foreste tropicali sempre più fitte e selvagge, si attraversa il territorio di tribù ancora tradizionali e si arriva infine su un altopiano di quiete montana dominato dai pini, un cambio di scena totale, lento ma inesorabile, che rappresenta una delle esperienze più autentiche del Nordest indiano.

Intera giornata a Ziro visitando i villaggi tribali Apatani. Ziro è una delle zone più tradizionali dell’Arunachal Pradesh. È la dimora della tribù Apatani, situata su un altopiano circondato da montagne ricoperte di pini. Le tribù Apatani sono la più grande attrazione di Ziro. Gli uomini più anziani legano i capelli con nodi nella parte superiore della testa e sono soliti tatuarsi il volto. Le donne Apatani usano i caratteristici tappi in legno sul naso e si tatuano anche il viso. Gli Apatani sono buoni coltivatori e praticano sia la coltivazione di pianura che quella a terrazzo. La coltivazione del riso unita all’allevamento ittico è una pratica unica che si riscontra solo a Ziro. Si scende oggi dalle montagne dell’Arunachal Pradesh per tornare nuovamente alle pianure

dell’Assam. Check-in in hotel a Tezpur. Nel tardo pomeriggio si effettua la visita alla collinetta di Agnigarh con vista sul fiume Brahmaputra. Il nome Agnigarh deriva dalle parole sanscrite Agni (fuoco) e Garh (fortezza o muro), e significa letteralmente “la fortezza di fuoco”. Secondo la tradizione hindu, questo fu il luogo della fortezza costruita dal re demone Banasura per tenere sua figlia Usha in isolamento. La leggenda vuole che la fortezza fosse circondata dal fuoco in ogni momento, cosicché nessuno potesse entrarvi o uscirne senza il permesso del re.  La visita si svolge principalmente lungo la scalinata circolare che sale verso la cima. Salendo, si incontrano sculture in pietra che danno vita alla leggenda di Usha e Aniruddha. In cima si trova una piattaforma panoramica che regala una vista a 360° sulla città di Tezpur e sul magnifico Brahmaputra.

Proseguendo lungo le pianure dell’Assam ci si dirige fino al Parco nazionale di Kaziranga, per la sistemazione in hotel. Nel pomeriggio è previsto un primo safari in jeep che si svolge nella catena centrale. Il Parco Nazionale di Kaziranga si estende su 430 kmq avendo come confine a nord il fiume Brahmaputra e a sud con le colline Karbi Anglong nell’Assam centrale. In questa giornata è previsto un primo safari mattutino in jeep nella catena orientale ed uno pomeridiano sempre in jeep nella zona occidentale del parco, spezzati da momenti di riposo per il pranzo nel lodge. È interessante sapere che i “Big Five” dell’India si trovano solo a Kaziranga: il rinoceronte, l’elefante, il bufalo d’acqua asiatico, il cervo sambar e la tigre. Ci sono numerosi altri mammiferi e uccelli, tra cui la rara cicogna aiutante maggiore, l’ancor più raro floricano del Bengala, le aquile, i buceri e molti altri oltre a migliaia di uccelli migratori attratti stagionalmente dal parco.

Trasferimento in auto fino a Guwahati. All’arrivo sistemazione in hotel. Si effettua quindi la visita del famoso tempio Shakti di Ma Kamakhya che accoglie i visitatori con la sua cupola maestosa stagliata contro il verde delle colline. È considerato uno dei centri più venerati dello Shakta Tantrismo in tutto il mondo, e ogni anno milioni di fedeli giungono da ogni parte dell’India e del mondo per cercare la benedizione della dea. La visita può risultare difficoltosa proprio per la presenza di numerosi pellegrini. Vige inoltre il divieto di fare foto nell’area interna, ma la vista sul Brahmaputra e sulla città di Guwahati dalla sommità delle colline Nilachal è di per sé un motivo sufficiente per salire fin lassù.  Una volta in città si prosegue poi verso la riva del fiume Brahmaputra per prendere una barca a motore per l’isola del Pavone e visitare il tempio di Umananda. Le pareti del tempio sono decorate da splendide sculture che raffigurano Shiva, Ganesha, Surya e Devi, oltre a Vishnu con le sue dieci incarnazioni, a testimonianza dell’alto livello degli artigiani assamese dell’epoca.

 

 

Partenze di gruppo 2026/2027 da Guwahati:

ogni giorno su richiesta da ottobre ad aprile

 

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Da scegliere perchè

  • Tour individuale con guida locale parlante inglese
  • Immersione nelle culture tribali
  • Destinazioni remote e poco turistiche
  • Patrimoni culturali e spirituali